Immagini guida

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Una donna e una tigre sotto la neve…

È notorio che in Africa c’è la neve, ci sono le tigri e soprattutto donne bianche bellissime – magari somiglianti a Katharine Hepburn – che girano in pelliccia. Meglio ancora poi se tigre e donna stanno assieme. Paura di confusione con La regina d’Africa, il film, zero. Surreale? Ovvio. D’altronde una regina degna di questo nome, in Africa, dove poteva essere se non sotto le nevi del Kilimangiaro, e possedere almeno una tigre? Sulla tipologia della pelliccia non sorvoliamo. Ma, sia detto per inciso, è nientemeno che tigre bianca dell’Himalaya.
Quante cazzate abbiamo dovuto dire a tutti quelli che ci chiedevano che nesso ci fosse tra un poster del genere, il pub in pineta e il film di John Huston. Nessuno, garantito. Il fatto è che si era votato fra due nomi: Il Grande Sonno e La Regina d’Africa. Vinse quest’ultimo. La tavola di Paolo Biagini ci era piaciuta moltissimo proprio per la sua estraneità al titolo in questione e allo stesso tempo per la vorace forza evocativa di mondi, se non immaginari, almeno stupefacenti.

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Piccolo uomo in poltrona con libro e abat-jour (accesa, delle volte)

China su carta Schoeller, opera di Mauro Boschini non finita, recuperata nello studio di Cesare Reggiani; originale e bellissima, utilizzata all’insaputa dell’Autore per tutto il corredo della R. d’A. e stampata di volta in volta in nero, in seppia, in verde etc.
Alle spalle dell’omino in poltrona si agita una natura da incubo “fatta” di LSD o altro, contenuta però in un ritmo escheriano. Nell’originale la lampada non ha colore, qui è accesa invece una fioca luce. In contrasto fortissimo con il poster, luminoso quanto imperioso, simula la notte della Regina: la musica, gli incontri, le solitudini e infine apre la porta ad inagibili sogni.