By John Lennon: Imagine! La Regina d’Africa

Tutto ebbe inizio nella mansarda di Danilo Montanari in via Salara a Ravenna nei primissimi anni Ottanta. Da Danilo ci si trovava per chiacchierare, bere qualcosa, discutere animatamente di tutto, affrontando i più svariati argomenti che andavano dalla politica, alle donne, a un mondo più giusto per finire alla gastronomia.

Visto le esperienze personali di ognuno di noi si affrontava spesso l’argomento per l’apertura di un locale tutto nostro dove potessimo sbizzarrirci e mettere in pratica le nostre idee come ricorda Danilo, che scelse di diventare editore e quindi per sua e nostra fortuna, non fu del gruppo.

Walter per il teatro, l’arte, la grafica e la cucina, Giorgio e Domenico per le molteplici competenze, Valerio per il piacere di proporre qualcosa di alternativo e rivoluzionario, Mauro, il sottoscritto, da sempre amante della musica e del cibo. Tutti uniti per far nascere una proposta alternativa, un locale che ancora non esisteva dove poter muoversi in assoluta libertà, senza schemi fissi. Buona musica di sottofondo e dal vivo abbinata all’eccellenza enogastronomica.

Mi è sempre piaciuto creare situazioni diverse e tra le tante iniziative che ho realizzato quelle di maggior rilievo che ricordo sono state queste: con alcuni amici di Marina di Ravenna, Ivano e Luciano, tra gli anni Sessanta e Settanta abbiamo fondato il “Mick Jagger Fan’s Club” e abbiamo realizzato al Cinema Guidarello di Ravenna la prima rassegna di film musicali in Romagna che ha avuto successo di pubblico e media (Ciao 2001 ci ha dedicato un articolo): film sui Rolling Stones, Beatles, Jimi Hendrix, Joe Cocker, Woodstock ecc.

A metà degli anni Settanta con Fiffi, Casali, Giuliano e la Mente ci siamo inventati l’ “Off Corse” un locale innovativo e rivoluzionario dove si programmavano concerti dal vivo, si suonava musica punk, new wave e blues, si ballava, si mangiava e si bevevano ottime birre.

Alla fine degli anni Settanta ho organizzato a Marina di Ravenna una rassegna musicale di tre giorni “Nessuno uscirà vivo da qui” con i Liftiba all’esordio, i Gaz Nevada, Andy Forest e altri gruppi importanti, italiani ed esteri.

Un’esperienza “allucinata” è stato il concerto alle Caserme Rosse di Bologna dei Talking Heads (70.000 persone) dove con amici gestivamo tutto il bere e il mangiare. Per tre giorni non abbiamo dormito!

Il mio lavoro come “spacciatore di alcol” (distributore di vini, birre, liquori e bevande) mi portava a essere in contatto con i locali del territorio e organizzare, con successo di pubblico e critica, molti incontri enogastronomici. Molto valida è stata la rassegna organizzata a fine anni Settanta con Graziano Pozzetto e Renzo Amadei nella bassa ravennate, Santo Stefano e San Piero in Campiano, dove abbiamo portato grandi nomi dell’enologia e della ristorazione italiana.

L’apertura di un locale ristorante-pub, con gli amici giusti era il punto d’arrivo obbligato.

Sapevo che lo storico ristorante Garibaldi di fronte alla Pialassa del Piombone, 1000 mq. nel bel mezzo della pineta di Marina di Ravenna, era in vendita e così coi miei “soci” ce l’abbiamo messa tutta per comperarlo. A questo punto era necessario arredarlo secondo le nostre idee, acquistare il materiale da cucina mancante, preparare una proposta enogastronomica, organizzare il lavoro di manutenzione, verniciatura ecc. Per più di tre mesi abbiamo lavorato per mettere in piedi il locale e in quest’impresa abbiamo avuto il supporto di tanti amici. Il tutto è stato molto divertente.

Finalmente il 5 giugno 1984 abbiamo aperto la Regina. Ci aspettavamo gente ma non la prenotazione di circa centocinquanta persone all’ultimo momento, nel giorno dell’inaugurazione, da parte della figlia dell’allora notissimo critico d’arte Federico Zeri che era a Ravenna. Da incoscienti abbiamo accettato. Ho girato tutto il pomeriggio per raccattare da parenti e amici piatti, posate e quant’altro. Abbiamo coinvolto mogli, fidanzate e amiche, già tutte in ghingheri per l’inaugurazione, ad aiutarci nel servizio e al lavaggio. Andò meglio del previsto.

Da subito il locale ha avuto successo, frequentato da un bel ed eterogeneo pubblico composto da studenti, operai, intellettuali, professionisti, artisti, musicisti…

Il servizio in sala era favoloso, ricordo Giulia, Barbara, Samanta, Paolo, Massimo…

Il bancone da bar, con la sbarra dove appoggiare i piedi, tanti sgabelli tutti in fila come soldatini, era frequentatissimo e uno dei punti di maggior attrazione, chi riusciva a occupare uno sgabello non lo mollava facilmente. Le birre: sei alla spina e tre in bottiglia. Per quel periodo l’impianto per le birre alla spina era innovativo. Per la Guinnes avevamo il cooler con la doppia vaschetta, rubinetto senza freno e la bombola di carboazoto che, spillata bene, dava la classica schiuma con effetto cappuccino. Questo fu uno dei primi impianti in Italia, come l’uso della pinta irlandese con manico per il servizio, allora erano di moda i calici.

Le birre alla spina erano: Eku Pils (tedesca), Maes Pils (belga), Gold di Kanterbrau (francese) e le irlandesi Harp, Twiford, Guinnes. Le birre in bottiglia Eku 28, Chimay ed Eku weizen.

In quegli anni erano a Marina di Ravenna per la preparazione alla Coppa America il team italiano di Azzurra guidato da Cino Ricci e un gruppo di neozelandesi, uomini e bellissime ragazze. Entrambi i gruppi venivano alla Regina ed era impressionante vedere quanta birra riuscissero a bere i neozelandesi, donne comprese. La Regina d’Africa era frequentatissima dagli inglesi presenti nel ravennate (molti lavoravano sulle piattaforme) che per ogni consumazione facevano una tacca e alla fine pagavano in base al numero segnato nel sottobicchiere. Ho visto fino a venti tacche. Per quei tempi il consumo di Guinnes era incredibile: due fusti da cinquanta litri a settimana!

La carta vini era fatta solo di ottimi prodotti serviti anche al bicchiere, eravamo tra i pochi a fornire questo servizio in Romagna assieme al ristorante La Grotta di Brisighella di Nerio Raccagni, mio maestro nell’Associazione Italiana Sommelier. Ne faccio parte dal 1974.

Ricordo alcune cantine che avevamo in assortimento, poco conosciute per quel periodo (1984): A. Conterno, G. Bologna, A. Roagna, R. Dogliotti, Gaja, D. Clerico, Giorgio Grai, Schioppetto, Puiatti, Volpe Pasini, Pojer e Sandri, G. Fanti, Montenidoli, Caprili, C. Hauner, La Monacesca, Vadiaperti, Tasca d’Almerita, M. De Bartoli ecc. Dalla Romagna Nicolucci, Zerbina, Fattoria Paradiso, Ravaioli (Nespoli) e, mi sembra, anche Vallunga.

Notevole l’assortimento di grappe, cognac, armagnac, whisky. Ma quello che colpiva di più era la straripante quantità di Bourbon che avevo raggranellato in giro per l’Italia, oltre cento etichette per fare vetrina, tutte ben esposte con bottiglie invitanti dalle forme molto originali. Oltre ad alcune referenze comuni e da lavoro avevamo messo i più esclusivi bourbon, circa l’80%, a dei prezzi incredibili per non venderli subito perché ci servivano da vetrina. Ma non servì a molto. I cocktail fatti da Bubus, nostro barman per lungo tempo, serio professionista ma anche forte consumatore e generoso amico dei clienti, andavano alla grande.

Erano “famosi” gli hamburger preparati dalla nostra cucina con le carni della Macelleria Babini e con i panini dei forni di Marina. Nel locale avevamo predisposto una saletta riservata per venticinque- trenta persone dove lo chef, l’indimenticabile Elio Quarneti, proponeva un menù con un raffinato abbinamento di vini, tra l’altro molto richieste le tagliatelle al cioccolato.

Come ristoratori siamo stati tra i primi a organizzare cene con produttori di vino, artigiani del cibo, distillatori… Dalla Regina d’Africa sono passati diversi bei nomi dell’enologia italiana.

Memorabili le feste del Regina d’Africa. Tra le tante quelle che ricordo con maggior piacere sono: il 10 agosto, notte di San Lorenzo, una vera novità nel panorama delle feste estive dell’epoca, musica con corteo sino alla spiaggia, fuochi, sangria e balli sino all’alba. Quella in costume fantasy “La spada nella zocca” nel mese di dicembre con gli Arcieri Bizantini e una mastodontica porchetta. Un’estate abbiamo chiuso la Regina alle quattro di mattina ci siamo trasferiti tutti sulla Motonave Guidarello, condotta dall’amico comandante Roberto Ciappini che ci ha portati fino alle piattaforme per lo spettacolo dell’alba sul mare. Alla pasticceria Nuovo Fiore di Marina avevamo commissionato bomboloni, brioches e torte salate che sono state offerte ai partecipanti assieme a una bella quantità di beveraggi d’ogni genere e sorta. Da ricordare la tradizionale festa di fine anno che ci vedeva tutti rigorosamente in smoking con un menù da favola.

Alla Regina si organizzavano concerti in prevalenza dedicata al blues. Belli e diversi per quel periodo i concerti con i Morrigan’s Wake alle loro prime uscite, musica irlandese.

Immancabili gli amici di Marina intenditori di Guinnes (one beer), bourbon (one bourbon) e blues (one blues): Mezzanotte, Gibo, Urbano, Cece, Gigi, Pitturino, Cappio… Un doveroso ricordo a Sleepy La Beef, appassionato giocatore di baseball, rimasto nella memoria appoggiato al bancone con una birra in mano ad ascoltare blues, uscito di strada in una sera tranquilla…

Chiudendo molto tardi la Regina era un luogo di appuntamento per gli artisti che lavoravano a Ravenna e venivano da noi dopo lo spettacolo. Tanti dopo la chiusura de Le Ruote, Babilon ed Eva 2000 passavano dalla Regina per salutare la notte. Veniva gente da tutta la riviera fino oltre Rimini. Una moltitudine di persone che, quando il parcheggio del locale era completo, usava la statale come tale, con file chilometriche.

Nella veranda esterna c’era uno schermo dove si proiettavano in continuazione fotogrammi di film famosi e diapositive di viaggi. All’interno, spesso, si allestivano mostre di artisti.

All’ingresso un’imponente e vecchia agenda raccoglieva le firme e i pareri dei personaggi noti che passavano dal locale. Molto bella la dedica della figlia di Charlie Chaplin. […]

Ricordo una serata drammatica dove non avevamo più acqua per una rottura alla conduttura idrica. Era il gennaio del 1986 e ci furono giorni di grandi nevicate, quella sera eravamo tutti impegnati nella ricerca del guasto che non si trovava e ciò nel pieno di una bufera di neve: lo trovammo dopo alcune ore a cinquecento metri di distanza nel mezzo della pineta. Seguì una bella festa di ringraziamento.

Dopo tre anni di divertimento, ma poco redditizi sotto l’aspetto finanziario, alcuni soci decisero di abbandonare la barca della Regina d’Africa. Walter perché preso da altri interessi, Valerio perché stanco e Mauro perché si sposò. Al loro posto subentrarono altri soci e del gruppo iniziale rimasero solo Domenico e Giorgio. Dopo alcuni anni abbandonarono anche loro.

La Regina andò avanti per qualche anno con gestioni diverse poi un rabbioso incendio segnò la sua scomparsa.

E qui finisce la storia della Regina d’Africa, il locale che ha dato nei suoi tre anni iniziali un modello da seguire, lo start up a quello che poi è stato il grande proliferare di locali nuovi e alternativi a Marina di Ravenna. Ma il fascino e la magia creati nella pineta di Marina con la Regina d’Africa rimane nei discorsi e nei ricordi dei suoi clienti come un momento irripetibile.

Mauro Zanarini

(uno dei cinque)